Utilizzo e Orari

Apertura stagionale: 8 giugno – 18 agosto 2019

Orari d’apertura:
La stazione di fecondazione della Val Pontirone è accessibile durante i seguente orari, previo contatto con i responsabili di picchetto.

DataOra
12.07.1916:00 – 18:00
19.07.1916:00 – 18:00
26.07.19 16:00 – 18:00
02.08.19 16:00 – 18:00
09.08.19 16:00 – 18:00
18.08.19 16:00 – 18:00 Chiusura

Responsabili : Erik Oncelli 079 421 81 80 – Gianluca Maffioli 079 671 30 69

Tassa: Fr. 10.- per ogni regina ( Fr. 5.- per i soci sostenitori)

Per eventuali informazioni contattare i responsabili di picchetto tramite il numero sopraindicato o utlizzare il modulo di contatti.

Documentazione:

Disciplinare SDFVP

Membri della Commissione SDFVP

Per coordinare al meglio i progetti da realizzare, i compiti e le responsabilità sono state suddivise nel seguente modo:

Responsabile della commissione per la stazione di fecondazione: Giovanni Randelli
Compito: dirigere e coordinare i progetti.

Vice responsabile: Erminio Chiesa
Compito: dirigere/coordinare i progetti e responsabile per il masterplan.

Responsabile delle selezioni: Reto Mordasini
Compito: coordinare il progetto SDFVP2020 e selezionare le famiglie madri.

Segretariato: Jonathan Brazzola
Compito: responsabile della parte amministrativa e persona di contatto con la STA.

Cassiere: Gianluca Maffioli
Compito: responsabile per la cassa SDFVP e della registrazione dei movimenti.

Responsabile della struttura: Erik Oncelli / Gianluca Maffioli
Compito: coordinare l’utilizzo della SDFVP (giorni di apertura), gestire le famiglie madri, controllare l’applicazione del disciplinare d’utilizzo SDFVP.



L’agente patogeno della Varroasi

La varroasi è una malattia delle api dovuta a degli acari, Varroa destructor, che danneggia soprattutto la covata. Induce la sensibilità ad altre malattie e a malformazioni delle giovani api causate dai virus veicolati dalla varroa. I principali sono: il virus delle ali deformi (DWV) e il virus della paralisi acuta (APV).

Ape con una varroa sul torace

La varroa destructor è un acaro color marrone, ovale, di ca. 1.3 mm di lunghezza per 1.7 mm di larghezza. È diffusa in tutti i continenti ad eccezione dell’Australia. L’acaro, proveniente dall’Europa Orientale, è apparso per la prima volta in Svizzera nel 1985. In generale si può affermare che ovunque vi siano delle api mellifere si riscontra anche la varroa.

Il ciclo vitale dell’acaro è diviso in due fasi:

  1. La fase foretica: Le femmine dell’acaro vivono sulle api adulte. Utilizzano le api e i fuchi adulti per spostarsi rapidamente all’interno dell’alveare o per raggiungere altri alveari nelle vicinanze. Si nutrono dell’emolinfa (liquido sanguineo) delle api adulte.
  2. La fase di riproduzione: Il parassita utilizza la covata maschile e femminile per la riproduzione. Nella terza fase (fase di pupa) quando le celle sono opercolate (chiuse con un tappo di cera) la varroa depone indisturbata il primo uovo che nascerà, dopo 60 ore dell’opercolatura. Il maschio in seguito ogni 30 ore deporrà un uovo che darà alla luce delle femmine. Trascorsi 6 a 8 giorni il parassita è adulto e pronto ad accoppiarsi. Le varroe si nutrono della emolinfa delle pupe trasmettendo delle infezioni virali in una fase vitale dello sviluppo. L’accoppiamento avviene esclusivamente all‘interno delle celle opercolate. Quando l‘ape nasce (21 giorni) sopravvivono solo le varroe femmine che hanno raggiunto la maturità e le altre, compreso il maschio, muoiono. Dopo una breve fase foretica di pochi giorni vanno alla ricerca di altre celle con covata pronta a essere opercolata per iniziare un nuovo ciclo di riproduzione.

Durante la sua vita, in condizioni naturali, una varroa compie in media 2-3 cicli riproduttivi.

La Resistenza alla Varroa

Le api possono sviluppare le seguenti attitudini di resistenza alla varroa:

  • Al primo posto troviamo le api con un alto grado d’igiene nei confronti della varroa individuando le larve parassitate. A dipendenza del grado d’infestazione, può venir solo disopercolata, o disopercolata e puoi opercolata o disopercolata e allontanata (mangiata). Questo comportamento può essere valutato con una certa semplicità durante le ispezioni degli alveari. Il grado d’igiene nei confronti della varroa è conosciuto con la sigla VSH (varroa sensitive hygiene).
  • Un altro grado d’igiene che le api hanno sviluppato è il “grooming” ovvero il comportamento di pulizia reciproca o nei confronti delle altre api. Nella fase foretica della varroa le api allontanano l’acaro rallentando la diffusione del parassita. Questo comportamento è molto difficile da monitorare rispetto al primo.

Grazie ai nuovi test sulle performances si riesce a individuare le famiglie che rallentano o combattono lo sviluppo della varroa. Si valuta il livello d’infestazione prima dei trattamenti di fine estate in base ai risultati delle verifiche eseguite con i seguenti test:

  • Test dello zucchero a velo (attivo). Con due o tre prelievi di api adulte, entro la fine di luglio, si stima il tasso di crescita della varroa. Il metodo consiste nel prelevare 120 ml d’api dai favi di covata e tramite un “lavaggio a secco” con lo zucchero a velo vengono staccate le varroe presenti sul corpo delle api permettendo di valutare l’infestazione.
  • Controllo del fondo dell’arnia (passivo). Durante la stagione deve essere monitorata la mortalità naturale degli acari presenti sul fondo dell’arnia. Il controllo va eseguito a intervalli regolari (ogni due settimane) e su tutte le famiglie dell’apiario per stabilire il livello d’infestazione.

Le seguenti tecniche apistiche possono essere attuate nel corso della stagione per ridurre il livello d’infestazione delle famiglie. Non sono tuttavia in grado, da sole, di garantire il controllo dell’infestazione da varroa.

  • Rimozione della covata da fuco (aprile / maggio)
  • Blocco di covata/confinamento della regina (fine di luglio)
  • Produzione di sciami artificiali/nuclei (maggio / giugno)
  • Coordinamento dei trattamenti a livello regionale (fine estate)

Quali caratterstiche abbiamo selezionato?

Abbiamo identificato delle famiglie che presentano una tolleranza più o meno spiccata nei confronti della varroa e cioè la capacità dell’ape a rallentare lo sviluppo esponenziale della varroa. Nelle tre figure è documentato lo spiccato comportamento igienico dei ceppi selezionati tipico della selezione VSH per la stazione di fecondazione. Grazie ai fuchi allevati da queste famiglie sarà possibile fecondare le giovani regine.

Verso il 15° giorno di vita, la pupa, disturbata dalla presenza di un acaro da un segnale olfattivo che le api operaie percepiscono e di conseguenza aprono la cella disturbando il ciclo riproduttivo.
Si constata che, a volte dopo aver disturbato l’accoppiamento della varroa o addirittura la sua eliminazione, avviene la richiusura della cella con un nuovo tappo di cera per dar la possibilità alla pupa di svilupparsi fino alla nascita dell’insetto finito.
Questo meccanismo consente alle famiglie di tenere sotto controllo l’espansione del parassita e per conseguenza anche dei virus.

Un’Apicoltura Sostenibile

Solo un’apicoltura sostenibile avrà futuro. Si è rotto, infatti, l’equilibrio che ha caratterizzato l’apicoltura prima della comparsa della varroa e da anni il settore è in crisi. Il nostro obiettivo principale è difendere l’attuale apicoltura praticata da piccoli apicoltori distribuiti in modo capillare sul territorio. L’apicoltura, a differenza di tutte le altre forme di allevamento, presenta un vantaggio indiscusso per tutto l’ambiente. Un’apicoltura sostenibile non deve limitarsi alla sola scelta del tipo di arnia ma a una conduzione che rispetti la biologia dell’ape applicando le ultime scoperte scientifiche in ambito etologico.

Ogni apicoltore deve essere consapevole che le proprie scelte strategiche possono creare dei problemi a livello regionale. La soluzione di compensare le perdite invernali di alveari, acquistando dei nuclei provenienti da altre regioni si è rilevata per esempio un disastro. La maggior parte dei nuclei importati non sopravvivono durante il freddo malgrado l’ottimo raccolto fatto nel corso dell’anno. Questa scelta richiede poi ogni anno l’acquisto di nuovi nuclei provenienti da altre regioni. È nostra intenzione promuovere delle pratiche apistiche che permetteranno anche al piccolo apicoltore di essere autosufficiente nella produzione di api regine e di nuclei. Questa modalità diventerà in futuro una pratica apistica consolidata che permetterà, oltre ad un risparmio economico, la tutela dell’apicoltura di un’intera regione.

Le Novità della Stazione di Fecondazione Val Pontirone

Innanzitutto abbiamo abbandonato l’idea di creare una stazione di fecondazione a tutela delle sottospecie pure, come viene fatto nelle altre 48 stazioni a livello svizzero. Si è deciso perciò di tutelare degli ecotipi che si sono adattati molto bene rispetto alle diverse sottospecie e ibridi presenti. Le sottospecie pure hanno uno standard ben definito e il selezionatore opera per mantenere la costanza di queste caratteristiche. Un ecotipo non ha uno standard. Esso è determinato dalle popolazioni che riescono a vivere, a prosperare entro una data area geografica e a combattere le patologie presenti. Chi sopravvive avrà molto probabilmente delle caratteristiche che meglio si adattano a combattere le avversità e non sarà merito dell’apicoltore che gestisce l’apiario.

Alveari per l’allevamento dei fuchi e nuclei per la fecondazione (foto E. Chiesa)

In primo luogo ogni apicoltore si impegnerà nel corso dell’anno a monitorare le proprie famiglie per poter individuare quei fattori decisivi a garanzia della sopravvivenza. Le famiglie che abbiamo selezionato per la stazione di fecondazione provengono da due ceppi locali e monitorati per anni.

La nostra Proposta di Selezione

È necessario che le caratteristiche individuate e degne di selezione nella nostra regione siano trasmissibili alle nuove generazioni. Queste particolarità devono perciò far parte dei caratteri ereditati. Ciò significa che se una giovane regina allevata viene fecondata da fuchi con determinati caratteri speciali, in seguito si svilupperanno delle famiglie con queste specificità. I caratteri che servono a difendersi per esempio dalla varroa tenteranno di propagarsi e la frequenza delle famiglie aumenterà costantemente nel tempo fino a prevalere nell’intera regione. All’inizio è necessario una stazione di fecondazione per garantire la trasmissione di questi caratteri. In futuro però , quando un numero di famiglie maggiore sarà presente nel nostro territorio, si potrà fecondare le giovani regine in apiario con la garanzia di trasmettere le caratteristiche selezionate.

L’intento sarà anche quello di aumentare il pool genetico, di dare la possibilità di accrescere la vitalità delle api e non certo quello di uniformare la razza. Gli altri tratti più facili da selezionare come il colore, l’aggressività, la tenuta sul favo e la produzione, dovrebbero restare di competenza di ogni singolo apicoltore con la propria produzione di api regine locali e a seconda delle proprie esigenze e filosofia.

L’origine dell’Apicoltura

L’origine dell’apicoltura è ricondotta ai Greci di 5’000 anni fa. A quel tempi si avviò la “domesticazione” delle api selvatiche sfruttando la capacità di adattarsi a una nuova dimora messa a disposizione dall’uomo.

Le specie “domestiche” iniziarono ad accumulare caratteristiche differenti rispetto a quelle selvatiche. L’uomo infatti selezionò, inconsapevolmente prima ed artificialmente poi, le famiglie con una maggior produzione e docilità.

La prima selezione iniziò con la cattura degli sciami selvatici e in seguito con quelli prodotti dalle famiglie allevate. Si diede così una nuova dimora nello stesso apiario e si creò in questo modo un gruppo chiuso. Con la scoperta dei metodi di allevamento artificiali, molti allevatori hanno tentato la strada degli incroci e degli ibridi tra api di sottospecie diverse. Le caratteristiche positive riscontrate nelle prime generazioni si sono perse purtroppo in seguito.

La visione moderna del rapporto fra apicoltore e ape sarà di riconoscere un ecotipo come elemento importante per le future selezioni. Si aumenterà di conseguenza la varietà di ecotipi presenti, oggi minacciati dall’aumento delle importazioni di nuclei per compensare le perdite invernali. Queste famiglie importate forniranno purtroppo, durante la stagione degli accoppiamenti, una quantità di fuchi diminuendo la probabilità che una giovane regina venga fecondata da fuchi appartenenti a famiglie ben ambientate.

La Stazione di Fecondazione in Val Pontirone

Nel 2018 è stata riaperta “la nuova stazione di fecondazione” grazie all’entusiasmo di alcuni apicoltori sensibili a un’apicoltura sostenibile. La valle Pontirone è stata ripopolata con degli alveari monitorati da diversi anni e selezionati in base a delle precise performances: grado d’igiene, vitalità e rusticità dimostrata da un ecotipo presente nella nostra regione.

La stazione di fecondazione (pos. 1) della sezione Tre Valli si trova in Val Pontirone, località Pontirone in zona Biasc’ a 930 m s.l.m. (comune di Biasca).
Le coordinate sono: X: 2722122.310 Y: 1137784.598 – Parcella 691 – Targa d’identificazione: 2123

La valle Pontirone è particolarmente idonea alla fecondazione controllata di api regine durante il periodo estivo. L’orientamento della valle (est – ovest) fa si che le giornate ventose, fattore di disturbo per le fecondazioni, sono ridotte al minimo. L’imbocco della valle si trova ad un dislivello maggiore di 400 m rispetto a quello della campagna di Malvaglia creando così uno sbarramento naturale ai fuchi degli apiari del fondo valle (pos. A). Grazie anche al dislocamento degli alveari nella stazione di fecondazione previsto solo nel mese di giugno, si eviterà di influenzare i naturali luoghi di raduno dei fuchi della pianura (di regola già stabiliti nel mese di aprile). L’ultimo apiario stanziale attivo risale agli anni settanta e finora nessun apicoltore l’ha sfruttata per la pratica del nomadismo. Con una protezione contro le emissioni di alveari, normalmente applicata alle stazioni di fecondazione riconosciute, si garantisce un isolamento adeguato. Il più vicino apiario attivo (pos. 2) si trova a 3.7 Km di distanza e un dislivello di ca. 600 m. L’apiario (pos. 3) non è più attivo. L’apiario con le famiglie madri per i fuchi e nelle vicinanze la postazione per i nuclei, fanno parte della stazione di fecondazione.